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Concordato preventivo biennale 2026-2027: cosa cambia per la liquidità della tua PMI

Il concordato preventivo biennale fissa in anticipo il reddito imponibile per due anni: se il fatturato cala, gli acconti non calano con lui. Perché la decisione vera non è fiscale ma di cassa, come costruire la stima che serve per prenderla, e cosa portare al commercialista prima di firmare.
Team Plino
Dal blog di Plino
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Articolo pubblicato il 15 settembre 2026, riferito al biennio 2026-2027. La scadenza per aderire è già stata prorogata più di una volta: verificala sul sito dell'Agenzia delle Entrate prima di decidere. Il metodo descritto qui — come costruire la stima su cui valutare la proposta — resta valido anche per i bienni successivi.

Firmi un accordo con l'Agenzia delle Entrate che vale due anni di tasse. Se il tuo fatturato cala, paghi comunque sulla base concordata. Se cresce oltre le attese, il di più non lo versi. È una scommessa sul futuro della tua azienda — e la parte difficile non è capire come funziona il meccanismo: è sapere quali numeri metterci dentro.

Cos'è, in due parole

Il concordato preventivo biennale (CPB) è un patto tra il contribuente e il Fisco che fissa in anticipo il reddito imponibile per due periodi d'imposta consecutivi, in questo caso 2026 e 2027. Chi aderisce paga le imposte su quella cifra concordata, non su quanto guadagna davvero. È un cambio di logica non banale: si passa da "dichiaro quello che ho incassato" a "verso quello che ho promesso di incassare".

L'adesione è volontaria e riguarda i titolari di partita IVA soggetti agli ISA, gli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale. Ci sono requisiti di accesso e cause di esclusione: quelli il commercialista te li verifica in cinque minuti, e sono l'unica parte della faccenda che non ammette interpretazioni.

Il termine per aderire al biennio 2026-2027 è stato prorogato e, al momento in cui scriviamo, scade il 2 novembre 2026. È già slittato più di una volta da quando il CPB esiste: vale la pena ricontrollarlo sul sito dell'Agenzia delle Entrate prima di fare qualsiasi conto, e vale ancora di più non ridurre la decisione all'ultima settimana.

Perché qui non trovi il calcolo

Su come si costruisce la proposta — punteggio ISA, percentuali di incremento, imposta sostitutiva — esistono decine di guide scritte da chi quel calcolo lo fa di mestiere, e il tuo commercialista te lo farà sui tuoi numeri in mezza giornata. Non è lì che possiamo aggiungere qualcosa.

Quello di cui si parla molto meno è l'altra metà della decisione: cosa succede alla cassa della tua azienda nei ventiquattro mesi dopo la firma. Ed è la metà che quasi nessuno ha davanti nel momento in cui decide.

Gli acconti non seguono il fatturato

Qui sta il punto. Aderire al CPB significa versare imposte e acconti calcolati sul reddito concordato, non su quello effettivo. Finché le cose vanno come previsto, la differenza è teorica. Il problema si presenta quando non vanno come previsto.

Se il fatturato rallenta per una causa che a settembre non potevi vedere — un cliente importante che ridimensiona gli ordini, un mercato che si raffredda, una fornitura che salta, un incasso che slitta di sei mesi — il tuo obbligo fiscale non si muove di un centesimo. Continui a versare sulla cifra pattuita a inizio biennio, proprio nei mesi in cui la cassa è più tirata.

È l'opposto di quello che fa il regime ordinario, dove l'imposta segue il reddito e quindi, nel male, si riduce da sola. Il concordato toglie quella valvola. In cambio ti dà prevedibilità — sai oggi quanto verserai fra due anni — e, se cresci più del previsto, il vantaggio è reale. Ma la prevedibilità è comoda finché il piano tiene.

Una precisazione che conviene avere in mente: il concordato riguarda le imposte sui redditi, non l'intero calendario fiscale dell'azienda. Le altre scadenze continuano a muoversi sui numeri reali, con i loro tempi. Quali restano invariate te lo conferma il commercialista, ma non aspettarti che aderire semplifichi tutto il resto.

Un esempio che non tocca le aliquote

Non serve conoscere una sola percentuale fiscale per capire il meccanismo.

Immagina di concordare un reddito e di costruirci sopra il piano di cassa dei prossimi due anni. Nello scenario che hai in testa quando firmi, l'azienda cresce, e gli acconti pesano esattamente quanto avevi previsto. Fin qui nessun problema.

Adesso immagina che il secondo anno il reddito reale scenda di un quarto rispetto a quello concordato. In regime ordinario l'imposta sarebbe scesa di conseguenza, assorbendo da sola una parte del colpo. Con il concordato no: versi sulla cifra pattuita. La differenza tra i due scenari non è un numero fiscale, è un buco di cassa che devi coprire — con liquidità tua, con un fido, o rinviando qualcos'altro.

Quel buco è calcolabile prima di firmare. Ed è letteralmente l'unica cosa che vale la pena calcolare prima di firmare.

Le tre cose da portare al commercialista

Il commercialista sa leggere l'ISA e calcolare la convenienza fiscale teorica. Quello che non può sapere è come andrà la tua azienda. Se arrivi al tavolo solo per firmare quello che ti viene proposto, state decidendo con metà delle informazioni.

Portane tre:

  1. Una stima di fatturato per i prossimi ventiquattro mesi, costruita sui contratti che hai in mano e sulla pipeline reale — non sull'andamento dell'anno scorso.

  2. Lo scenario cattivo, quantificato. Non "se va male", ma "se perdo il cliente X e il settore rallenta, il reddito diventa questo". È lo scenario su cui va testata la proposta, non quello buono.

  3. Il profilo di cassa dei mesi in cui cadono gli acconti. Un esborso fisso in un mese già pesante è un problema diverso dallo stesso esborso in un mese tranquillo.

Con queste tre cose sul tavolo, la domanda "conviene?" diventa rispondibile in venti minuti. Senza, resta un'opinione.

Come si costruisce quel numero

La stima non deve essere precisa, deve essere onesta. In pratica sono tre passaggi.

Parti dalla base ricorrente, non dal totale. Separa il fatturato che si ripete — contratti in essere, clienti storici, canoni — da quello che dipende da eventi singoli. La base ricorrente è l'unica parte che puoi proiettare con un minimo di fiducia.

Togli le poste non ripetibili. Se l'anno scorso c'è stata una commessa straordinaria, un cliente entrato e già uscito, un picco legato a un evento, quelle non vanno nella media. È l'errore più comune e il più costoso: si concorda un reddito gonfiato da qualcosa che non tornerà.

Guarda gli incassi, non le fatture. Il reddito si misura per competenza, la cassa per incasso. Se i tuoi clienti pagano a novanta giorni, il mese in cui fatturi e il mese in cui l'azienda ha i soldi sono due cose diverse — e gli acconti cadono su date fisse, che non aspettano i tuoi clienti.

Il rischio di decidere a sensazione

"Tanto l'anno scorso è andata bene" non è una previsione, è un ricordo. E dei ventiquattro mesi che stai per impegnare, il secondo è quello che a settembre nessuno riesce davvero a immaginare.

Non è un argomento contro il concordato: per molte aziende è una scelta sensata, e per chi cresce può essere vantaggiosa. È un argomento contro il decidere senza numeri. L'impegno vale due periodi d'imposta: una volta dentro, ci resti.

In sintesi

Il CPB non è né una trappola né un regalo. È uno scambio: rinunci alla flessibilità dell'imposta che segue il reddito, in cambio di prevedibilità e di un vantaggio se cresci. Se quello scambio ti convenga dipende da un numero solo — quanto pensi realisticamente di fare nei prossimi due anni — e quel numero non ce l'ha il tuo commercialista. Ce l'hai tu, o non ce l'ha nessuno.

È il tipo di visibilità su cui lavoriamo in Plino: incrociare le fatture del Cassetto Fiscale con i movimenti dei conti correnti per dare a chi deve decidere una stima costruita sui dati dell'azienda, invece che su una sensazione di fine estate. Poi la firma la metti tu, con il tuo commercialista accanto.

Questo articolo ha finalità informative e non costituisce consulenza fiscale. Requisiti di accesso, calcolo della proposta, aliquote e scadenze vanno verificati con un professionista abilitato e sul sito dell'Agenzia delle Entrate prima dell'adesione.

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