INNOVAZIONE IN AZIENDA

Come scegliere un nuovo conto corrente aziendale

Canone basso e carta elegante sono i criteri peggiori per scegliere il tuo conto business. Se la tua azienda cresce, avrai bisogno di versare contanti, pagare F24, gestire accessi multi-utente o integrare dati bancari in tempo reale. Prima di aprire l'ennesimo conto che non copre le tue esigenze, ecco i 7 criteri oggettivi da analizzare per capire se il tuo partner bancario è davvero adatto al tuo modello di business.
Team Plino
Dal blog di Plino
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La maggior parte degli imprenditori sceglie il conto corrente aziendale guardando due cose: il canone mensile e se la carta è bella. Sono entrambi criteri legittimi, ma non sono i più importanti — e infatti è comune scoprire dopo qualche mese che il conto scelto non copre un'esigenza che si è rivelata cruciale solo dopo. Ecco le domande giuste da farti prima, in ordine di priorità.

👉🏻 Se invece stai cercando una guida pratica su quale conto corrente scegliere, leggi questo articolo.

1. Ti serve un IBAN italiano o basta un IBAN europeo?

Molte fintech europee (Finom, Wamo, alcuni piani Revolut) offrono IBAN non italiani, che tecnicamente funzionano ovunque in area SEPA — ma nella pratica creano attrito con clienti e fornitori italiani abituati a diffidare di un IBAN che non inizia per "IT". Se lavori prevalentemente con controparti italiane, un IBAN italiano riduce le domande sospette e le verifiche aggiuntive. Se lavori molto con l'estero, l'origine dell'IBAN conta meno.

2. Hai bisogno di versare contanti?

Questo criterio elimina metà del mercato in un colpo solo. Le fintech pure (Qonto, Finom, Revolut, Wamo) non accettano depositi in contanti, punto. Se incassi ancora pagamenti in contanti — retail, alcuni servizi, alcune categorie B2B — ti serve un conto appoggiato a una rete fisica di filiali (Tot tramite Banca Sella, le banche tradizionali) o accetta che dovrai gestire i contanti con un altro canale.

3. Ti serve pagare F24, PagoPA, RiBa direttamente dal conto?

Non tutti i conti business gestiscono i pagamenti fiscali e verso la pubblica amministrazione allo stesso modo. Alcuni li includono nativamente nel canone, altri richiedono un servizio esterno o non li supportano affatto. Se il commercialista paga gli F24 per conto tuo, verifica se il conto permette la delega diretta (alcuni la offrono, molti no) — altrimenti resta un passaggio manuale ogni volta.

4. Cosa succede ai tuoi soldi se l'istituto ha un problema?

Qui la distinzione tecnica conta davvero: una banca con licenza bancaria (italiana o europea) offre la garanzia del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (o equivalente nazionale) fino a 100.000€ per depositante. Un istituto di moneta elettronica (molte fintech, incluse alcune molto note) non è una banca: i fondi dei clienti devono essere tenuti separati dal patrimonio della società per legge, ma il meccanismo di tutela è diverso e vale la pena capirlo prima di depositarci la liquidità operativa di un'azienda, non solo la cifra di un canone mensile.

5. Quanti bonifici in uscita fai davvero al mese?

Quasi tutti i conti fintech vendono piani a fasce, con un numero di operazioni incluse nel canone e un costo per operazione oltre soglia. Il punto è che il piano "giusto" dipende dal tuo volume reale, non da quello che ti sembra ragionevole a naso: se emetti pagamenti frequenti verso molti fornitori o collaboratori, un piano economico con poche operazioni incluse finisce per costare più del previsto in commissioni extra. Guarda l'estratto conto dell'ultimo trimestre e conta le operazioni in uscita prima di scegliere il piano.

6. Ti serve accesso multi-utente con permessi differenziati?

Se in azienda più persone devono operare sul conto — un socio, un responsabile amministrativo, il commercialista in sola lettura — verifica non solo che il conto supporti utenti multipli, ma che tipo di permessi puoi assegnare. C'è differenza tra dare accesso completo e dare un accesso di sola consultazione senza possibilità di disporre pagamenti: un conto che non distingue i due livelli ti obbliga a scegliere tra "vede tutto e può fare tutto" o "non vede niente".

7. Il conto si collega bene a strumenti di analisi esterni?

Anche il conto più economico e completo resta un posto dove i soldi entrano ed escono — non uno strumento di analisi. Verifica che il conto supporti l'accesso PSD2 standard (quasi tutti lo fanno, essendo un obbligo normativo), così puoi comunque collegarlo a un software di gestione finanziaria esterno se in futuro ne senti il bisogno, senza restare vincolato alle sole funzionalità native della banca o fintech scelta.

Come decidere in pratica

Se ti riconosci in uno di questi profili, il criterio guida cambia:

  • Freelance o ditta individuale con pochi movimenti al mese: canone basso e velocità di apertura contano più di tutto il resto — un conto anche minimale va bene.

  • PMI con clienti e fornitori quasi tutti italiani, alcuni pagamenti in contanti: IBAN italiano e possibilità di depositare contanti diventano non negoziabili.

  • Azienda con operazioni internazionali frequenti: multivaluta e tassi di cambio competitivi pesano più dell'origine dell'IBAN.

  • Team con più persone che devono operare sul conto: multi-utente con permessi granulari è il criterio che elimina più opzioni dalla lista.

Nessun conto vince su tutti i criteri contemporaneamente — è normale, ed è per questo che "il migliore in assoluto" non esiste: esiste quello più adatto al tuo profilo specifico.

E una volta scelto?

Il conto corrente resta comunque solo un contenitore. Che tu scelga una fintech o una banca tradizionale, la parte che nessun conto risolve da solo è avere visibilità chiara su flusso di cassa, fatturato, costi e scadenze — senza passare ore a incrociare estratti conto e fatture a mano. Plino si collega a qualsiasi conto tramite PSD2, indipendentemente da quale hai scelto, e trasforma i movimenti bancari in un previsionale di cassa aggiornato ogni giorno — così la scelta del conto giusto diventa solo il primo passo, non l'unico.

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