CONTROLLO DI GESTIONE

Come funziona il rating bancario di un'azienda (e perché la banca ti dice sempre "dipende dal sistema")

Hai chiesto un fido e la banca ti ha risposto in modo vago, citando "il sistema" o "la centrale rischi"? Scopriamo cosa guarda davvero una banca prima di valutare un'azienda: bilancio, andamentale, Centrale Rischi di Banca d'Italia, e cosa puoi effettivamente controllare per migliorare la tua posizione.
Team Plino
Dal blog di Plino
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Hai chiesto un aumento di fido, o semplicemente il rinnovo di quello che avevi già, e la risposta della tua banca è stata vaga: "dipende dal sistema", "c'è una valutazione complessiva", "il rating non è ottimale". Frustrante, soprattutto se i tuoi bilanci sono in ordine. Il problema è che il rating bancario di un'azienda non dipende solo dal bilancio: è la somma di più componenti, alcune delle quali puoi effettivamente controllare giorno per giorno.

Perché la banca ha bisogno di un rating

Dal 1988 in poi, con gli accordi di Basilea (oggi arrivati a Basilea III e alle regole successive), le banche sono obbligate ad accantonare capitale proporzionale al rischio dei prestiti che concedono. Un cliente con rating basso "pesa" di più sul capitale che la banca deve tenere accantonato, quindi le costa di più finanziarlo. Questo si traduce, per te, in tassi più alti, fidi più bassi o richieste di garanzie aggiuntive. Il rating non è quindi un giudizio morale sull'azienda: è un input in un modello di calcolo del capitale che la banca deve rispettare per legge.

Le due componenti del rating: bilancio e andamentale

Ogni banca ha un proprio modello interno di rating (validato dalla Banca d'Italia), ma quasi tutti si basano su due blocchi:

1. Componente di bilancio. Indici di solidità patrimoniale, redditività, indebitamento, copertura degli oneri finanziari. È la parte più "statica": si aggiorna quando depositi il nuovo bilancio, quindi una volta l'anno.

2. Componente andamentale. È la parte che molte PMI sottovalutano, ed è quella che si muove ogni mese: come utilizzi i fidi che hai, se sconfini, se paghi puntualmente le rate, come ti comporti su tutti i tuoi rapporti bancari — non solo con la banca a cui stai chiedendo credito.

Questa seconda componente arriva in gran parte da una fonte precisa: la Centrale dei Rischi di Banca d'Italia.

Centrale dei Rischi: la carta d'identità finanziaria della tua azienda

La Centrale dei Rischi (CR) è una banca dati pubblica gestita da Banca d'Italia, in cui banche e intermediari finanziari segnalano ogni mese le esposizioni dei loro clienti. Alcuni punti chiave da conoscere:

  • Soglia di censimento: vieni segnalato in CR quando la tua posizione verso un intermediario (tra accordato e utilizzato) raggiunge i 30.000 euro. Sotto questa soglia, semplicemente, non compari.

  • Sofferenze: se la banca classifica una tua posizione come "sofferenza" (grave difficoltà a restituire il debito, non un semplice ritardo occasionale), la soglia di segnalazione scende a soli 250 euro.

  • Aggiornamento mensile: gli intermediari trasmettono i dati entro il 25 del mese successivo, quindi la tua posizione andamentale è fotografata con un ritardo di poche settimane, non in tempo reale.

  • Storico consultabile: le banche vedono le tue ultime 36 rilevazioni mensili (circa tre anni), anche dopo che una posizione è stata estinta.

  • Non è una "lista di cattivi pagatori": essere presenti in CR non significa avere problemi. Significa semplicemente avere un'esposizione sopra soglia. Quello che conta è come viene segnalata quell'esposizione (regolare, in sconfinamento, in sofferenza).

Ogni impresa può richiedere gratuitamente la propria visura in Centrale Rischi tramite il Portale dei servizi online di Banca d'Italia (accesso con SPID, CIE o CNS). Farlo prima di negoziare un fido — non dopo un rifiuto — ti permette di scoprire eventuali segnalazioni anomale o errori quando c'è ancora tempo per correggerli.

Cosa puoi effettivamente controllare

A differenza del bilancio, che è ormai storia scritta quando lo depositi, la componente andamentale è qualcosa che costruisci ogni giorno. Alcuni fattori concreti che pesano sul rating:

  • Rapporto utilizzato/accordato: se usi sistematicamente il 95-100% del fido concesso, segnali tensione di liquidità anche se non sconfini mai. Un utilizzo più distensivo (es. 60-70%) è percepito come più solido.

  • Sconfinamenti: anche pochi giorni oltre il fido concesso, se ripetuti nel tempo, pesano più di uno sconfinamento isolato e poi rientrato.

  • Frammentazione bancaria eccessiva o insufficiente: avere un solo rapporto bancario concentra il rischio (e ti rende più dipendente da quella banca); averne troppi e poco utilizzati può diluire la relazione senza reali benefici.

  • Puntualità nei pagamenti di rate e finanziamenti: ogni ritardo, anche breve, alimenta lo storico andamentale che la banca guarda.

L'errore più comune

Molti imprenditori pensano che basti "avere un buon fatturato" per avere un buon rating, e si stupiscono quando la banca risponde in modo negativo nonostante bilanci sani. La componente andamentale spesso pesa quanto (o più di) quella di bilancio, proprio perché è più recente e più "viva". Un'azienda con bilanci solidi ma che sconfina spesso o utilizza il fido al limite ogni mese può avere un rating peggiore di un'azienda più piccola ma gestita con più margine.

Gestire bene la componente andamentale del rating richiede una cosa semplice da dire ma difficile da fare senza strumenti adeguati: sapere sempre, su tutti i tuoi conti, quanto stai utilizzando dei fidi disponibili e quando rischi di sconfinare. Con Plino puoi monitorare in un'unica vista saldi, utilizzi e scadenze su tutti i tuoi conti correnti, per gestire la tua posizione bancaria prima che diventi un problema andamentale.

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