CONTROLLO DI GESTIONE

La fattura che arriva senza IVA: cosa devi fare (e quando)

Come funziona davvero l'autofattura per le fatture estere di abbonamenti SaaS (TD17, reverse charge, scadenza dei 15 giorni), e perché il metodo "a calendario" smette di funzionare quando i tool esteri si moltiplicano.
Team Plino
Dal blog di Plino
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Fai l'abbonamento annuale a ChatGPT, o a un altro tool americano che usi tutti i giorni. Una volta l'anno arriva la fattura, senza IVA italiana. Se non fai nulla, hai un problema — anche se l'importo è piccolo e il fornitore è serissimo.

Perché quella fattura "semplice" non è semplice

Quando acquisti un servizio digitale da un fornitore estero (OpenAI, Google, Meta, molti tool SaaS americani), quel fornitore quasi sempre ti fattura senza IVA italiana, perché non è un soggetto passivo IVA in Italia. Questo non significa che l'operazione sia esente da IVA: significa che l'obbligo di applicarla passa a te, tramite un meccanismo chiamato reverse charge (inversione contabile).

In pratica, devi emettere tu un'autofattura elettronica con un codice specifico (TD17, il più usato per i servizi digitali esteri: cloud, advertising, SaaS), applicando l'IVA italiana al 22% e trasmettendola allo SDI. Non c'è soglia minima: vale dalla prima fattura, anche se l'importo è di poche decine di euro, e vale anche per chi è in regime forfettario (con la differenza che il forfettario non può detrarre quell'IVA: diventa un debito reale da versare).

La scadenza da non perdere

L'autofattura va registrata e trasmessa entro il 15 del mese successivo a quello di ricezione della fattura estera. Dal 2022 questo adempimento non passa più dal vecchio "esterometro" separato: è confluito nella fatturazione elettronica ordinaria, quindi tecnicamente è più semplice di anni fa — ma resta un passaggio attivo che va fatto, non qualcosa che avviene automaticamente.

Se non lo fai, le sanzioni non sono simboliche: da 500€ a 20.000€ se l'autofattura non viene emessa, oppure il 70% dell'imposta se l'omissione incide sulla liquidazione IVA.

Perché le PMI se la cavano "a calendario"

Molte PMI italiane gestiscono questo adempimento nel modo più artigianale possibile: un promemoria sul calendario per l'unica fattura annuale di un singolo tool. Funziona finché i fornitori esteri sono uno o due. Il problema si moltiplica quando l'azienda usa dieci, quindici tool americani diversi (project management, marketing, IA, hosting), ognuno con la sua data di rinnovo, e nessun processo strutturato per intercettarle tutte.

Un esempio pratico

Un'azienda che usa 8 tool SaaS esteri con rinnovo annuale distribuito nei mesi diversi deve emettere 8 autofatture TD17 nel corso dell'anno, ciascuna entro il 15 del mese successivo alla ricezione. Se anche una sola viene dimenticata perché il rinnovo è avvenuto in un mese diverso da quello previsto (aumenti di prezzo, cambio metodo di pagamento, rinnovo anticipato), il rischio sanzionatorio si attiva comunque.

Come renderlo meno artigianale

  1. Fai una lista di tutti i fornitori SaaS esteri attivi, non solo di quelli che ricordi a mente.

  2. Traccia la data di rinnovo di ciascuno, non solo il giorno in cui è arrivata l'ultima fattura — i rinnovi possono slittare.

  3. Verifica il codice TD corretto (TD17 per servizi, diverso per beni fisici UE) prima di trasmettere: un codice sbagliato genera scarti SDI.

  4. Non aspettare la fattura per accorgerti del rinnovo: se un tool si rinnova automaticamente, la fattura arriva spesso a ridosso della scadenza dei 15 giorni per l'autofattura.

Un processo così, per quanto piccolo, è esattamente il tipo di scadenza ricorrente e distribuita nel tempo che merita un promemoria strutturato piuttosto che la memoria di chi gestisce la contabilità — specialmente quando il numero di fornitori esteri cresce.

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